Cosa fa lo Psicologo e perché andarci?

Tutti dallo psicologo! Tutti (o quasi) ne avrebbero bisogno, ma pochi ci vanno. Perché? E come si può riconoscere un vero professionista da un ciarlatano? E soprattutto cosa fa lo psicologo?

La figura dello psicologo, sebbene legalmente e scientificamente riconosciuta e contemplata all’interno delle equipe sanitarie (basti pensare ai consultori del Servizio Sanitario Nazionale, alle forze armate e persino all’interno delle grandi aziende) subisce ancora da noi in Italia uno stigma negativo.

Cosa fa lo Psicologo e perché andarci?

Cosa fa lo Psicologo?

Cosa fa lo Psicologo?

Andare dallo psicologo è, purtroppo, ancora visto come un tabù. Nonostante questa professione sia stata sdoganata già da diversi anni e, di conseguenza, il suo ruolo dovrebbe essere, almeno in teoria, socialmente riconosciuto, nel 2017 molta gente fa ancora fatica ad avviare un percorso di crescita personale e di “guarigione” perché teme che gli altri lo bollino come malato mentale.

Eppure, la società nevrotizzante in cui viviamo, con tutte le sue innumerevoli fonti di stress, il senso di precarietà del futuro così come delle relazioni sociali, una sempre più spinta virtualizzazione dei rapporti interpersonali rende la vita difficile davvero per tutti.

Mai come in passato non c’è bisogno di avere una qualche forma di patologia o di disturbo per aver bisogno di un bravo psicologo, o, meglio, nel mondo in cui viviamo difficilmente si riesce ad essere persone davvero serene con se stesse.

E, anche se così fosse, tutti passiamo dei momenti difficili nell’arco della nostra vita (un lutto, una separazione, un trauma, ecc.) che, con l’aiuto di un valido specialista possono essere superati più velocemente e in maniera definitiva.

La serenità è uno stato d’animo che si costruisce giorno dopo giorno, con perseveranza e fiducia, ma è un porto a cui difficilmente si può approdare se ci si trascina dietro pesanti zavorre come ad esempio l’ansia, le fobie e la depressione. Ecco quindi che lo psicologo ha il compito di alleggerirci di tutto ciò che può impedirci di procedere a vele spiegate verso la serenità e lo stare bene con se stessi.

Come scegliere un bravo psicologo?

Essendo un compito delicato, per svolgerlo al meglio c’è bisogno innanzitutto di competenze approfondite , di tanta passione, di un elevatissimo grado di empatia e soprattutto, di una grandissima trasparenza nei confronti del paziente.

Lo psicologo non possiede poteri magici e non può farvi promesse di guarigione immediata. Diffidate, dunque di chi si presenta con termini e atteggiamenti da imbonitore, ma riponete maggiore credito e attendibilità verso chi offre un’immagine cristallina di sé, dando rilevanza alla propria formazione, alla propria esperienza e al tipo di supporto che concretamente è in grado di offrirvi.

Per fortuna il web consente di fare delle indagini sulla professionalità degli specialisti che possono orientarci in qualche modo nella scelta di quello che fa maggiormente al caso nostro.

Vi segnaliamo il sito internet del Dott. Giulio Borla ad Ivrea (http://www.studiolevele.net/) per darvi un’idea di come debba porsi all’utenza di internet un vero professionista di questo settore.

Poi, ovviamente, c’è la componente strettamente umana che può emergere solo attraverso il contatto diretto con lo psicologo. Un percorso psicoterapeutico lo si affronta in due: paziente e psicoterapeuta e, affinché si riveli proficuo, è necessario che ci sia un feeling particolare che si instauri un rapporto di fiducia.

Sostanzialmente, ci si deve “piacere” reciprocamente, ci si deve sentire entrambi a proprio agio, altrimenti la relazione terapeutica non ha reali prospettive di successo. Questo non sempre accade, d’altronde non si può piacere a tutti e non tutti possono piacerci.

Diamoci quindi l’opportunità di sperimentare di persona, nell’arco di qualche seduta, se quel professionista riesce a creare un ambiente ed un’atmosfera propizia alla relazione di aiuto che stiamo cercando e se questo non dovesse accadere cerchiamola altrove. Fidiamoci, insomma delle nostre sensazioni, ma diamo comunque al professionista l’opportunità di entrare in relazione con noi a livello empatico, prima di decidere che non è la persona giusta per noi.

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